
Piuttosto che niente…meglio piuttosto
Gennaio 23, 2008La motivazione che mi ha riportato al triathlon, dopo una pausa di ben 7 anni, è stata l’ambizione di cimentarmi con “la Prova”, cioé a dire l’Ironman. Inutile evidenziare che quest’idea “bizzarra” è stata (per il momento) accantonata dopo aver avuto dei chiari segnali che non sarei riuscito a realizzarla. Da questa esperienza di “fallimento”, ho tratto importanti insegnamenti che credo dovrebbero essere bagaglio di ogni atleta, specialmente se amatore. La principale conclusione cui sono giunto è che il fallimento è sempre una questione “mentale”, mai fisica. Essendo stato un amatore di livello medio, la mia mente non voleva ammettere che lo stato di grazia dei bei tempi era da ricostruire da zero. Non avevo minimamente pensato che dopo 7 anni (in realtà bastano 6 mesi) di inattività l’organismo torna alla situazione di partenza, come non si avesse fatto sport. Gli adattamenti fisici accumulati in ANNI di duro lavoro sono irrimediabilmente perduti. La mente di un ex agonista non sente ragioni e l’autostima è più forte dell’evidenza oggettiva delle proprie prestazioni. E’ così che si definiscono obiettivi troppo elevati, al limite dell’impossibile. Nel mio caso l’obiettivo che mi ero posto, come viatico per l’IM, era di chiudere una maratona in 3 ore e 15′ (in realtà nella mia mente ero convinto di chiudere in 3 ore!!). La cosa buffa è che questo stato mentale porta ad interpretare i dati oggettivi dei test e degli allenamenti come “fallaci” rispetto all’obiettivo e non il contrario! Probabilmente se avessi ragionato correttamente e realisticamente avrei impostato gli allenamenti solo per terminare la maratona, anche in 4 ore, e probabilmente ora avrei la motivazione per allenarmi per l’IM. Così non è stato! Questo è uno degli errori più comuni che commettono gli ex agonisti, indipendentemente dallo sport di provenienza. Si ha la tendenza a credere che il tempo si sia cristallizzato e che, magicamente, dopo un mese o due di ricondizionamento si possa tornare ai massimi livelli!! Credo che questo punto sia estremamente importante per ogni atleta poiché è la principale causa del burn out. Platonov ritiene che la massima performance possa essere raggiunta dopo un training di circa 10 anni, ovviamente se questo è svolto in maniera ottimale. La maggior parte dei triathleti vorrebbe ottenere risultati dopo un anno o due e si avvicina alla triplice sottoponendosi ad allenamenti massacranti tarati su un target professionale. Inutile dire che, seppur nell’immediato questo modo di allenarsi paga, sul lungo periodo porta ad un ristagno di performance che induce gli atleti a lasciare. La fisiologia, purtroppo, non è un’opinione. Un altro errore che commettono spesso gli amatori è quello di non credere che anche il riposo faccia parte dell’allenamento. Ricordo che quando ero mooolto più giovane suonavo in un gruppo. Il classico complessino di amici che si trovano in cantina a strimpellare insieme. Un giorno fummo invitati a suonare ad una festa di compleanno e, per l’occasione, un noto musicista professionista si offrì di suonare assieme a noi, essendo il festeggiato un suo caro amico. Alla prima prova, dopo solo cinque minuti di frastuono, il tizio in questione si fermò, sedette sulla sedia, e disse queste testuali parole: “Ragazzi dovete ricordare che la musica è composta di note e di pause e che le pause hanno un suono bellissimo”. Fu come un’illuminazione Zen. L’aneddotto è per evidenziare che un allenamento fatto senza il recupero psicofisico non sortisce effetti. Per tornare alla mia esperienza, c’era una sostanziale differenza tra gli anni dell’agonismo e la situazione attuale: gli impegni. Gran parte della passata “carriera” agonistica l’avevo costruità da studente quando il tempo per allenarsi e recuperare non costituiva un problema, mentre ora, con una famiglia da gestire, dei bimbi piccoli, il lavoro, lo studio e una buona dose di stress che le incombenze della vita adulta regalano il carico psicofisico è consistente. La “stanchezza” psicologia è la causa scatenante l’overtraining, poichè è in grado di mobilitare un ambiente ormonale assolutamente negativo per la prestazione fisica, ma di questo vorrei parlare più approfonditamente altrove. Allenarsi “carichi” e motivati è sicuramente diverso dall’affrontare l’allenamento “prosciugati” dai pensieri!! Il cervello funziona esclusivamente a glucosio e forse non è un caso che il rimuginare troppo ci renda spossati. Chiunque avrà provato la sensazione di estrema potenza nell’allenarsi dopo aver ricevuto una notizia che ci ha reso felici. Lo stato psicologico ha un impatto massiccio sulle variabili fisiologiche, solo per il fatto che permette di sostenere e sopportare allenamenti più intensi. Dormire bene è fondamentale per riuscire nello sport, infatti è dimostrato che la necessità di sonno è proporzionata al grado di esaustione raggiunta durante l’allenamento: più a lungo e più intensamente ci si allena e più si ha necessità di dormire. Chi dorme non piglia pesci, ma eccelle nello sport!! Ricordiamoci sempre che il fallimento è dentro la nostra mente ancora prima di iniziare un programma di allenamento: capacità di definire obiettivi raggiungibili, motivazione e determinazione sono qualità che vincolano la possibilità di ottenere il risultato positivo.