
Pianificazione parte 5 (caro diario)
Ottobre 16, 2008Siamo giunti alla conclusione di questo “viaggio” attraveso l’organizzazione dell’allenamento. In definitiva il succo di tutto il lavoro è quello di provare ad allenarsi con un certo metodo. Fino ad ora abbiamo steso quello che è il piano di lavoro, quello che manca è il resoconto, o meglio, la realizzazione del piano. Sappiamo benissimo che dal preventivo al conto finale, quasi sempre è necessario apportare delle modifiche, malattie, impegni, e risposte diverse dell’organismo, ci costringono a rivedere quanto avevamo stabilito per “rientrare in carreggiata”. Per capire l’entità dello scostamento dal piano di lavoro alla realtà dei fatti abbiamo a disposizione due strumenti: i test ed il diario di allenamento. I primi danno un parametro oggettivo del reale stato di forma da paragonare all’obiettivo parziale (o finale) prefissato il secondo illustra il percorso che giustifica il risultato del test. E’ solo rileggendo il diario di allenamento che posso farmi un’idea del perché il test ha dato un certo responso. Ma come deve essere compilato un diario di allenamento? A mio modo di vedere deve contenere informazioni che siano “misurabili” con estrema semplicità quindi, possibilmente, anche i dati qualitativi devono essere espressi in forma numerica. Ho trovato molto bello il diario di allenamento proposto da Friel che di seguito riporto. Per ogni settimana di allenamento è riportata come prima voce l’obiettivo settimanale (tipo riuscire a fare 5×1000m al 3% più veloce della soglia), poi segue una suddivisione in giorni per ognuno dei quali si registra una sorta di “check up” mattutino che comprende le seguenti voci: qualità del sonno, affaticamento, livello di stress, stanchezza muscolare e valore della frequenza cardiaca a riposo. Per le prime quattro voci deve essere posta una casellina in cui andrà trascritto un numero da 1 a 7 (1 per la situazione ottimale e 7 per la peggiore) mentre per la HR si riporterà il valore misurato. Facciamo un esempio se al risveglio sento di aver dormito male metterò un numero verso il 7, diciamo 5, se sono piuttosto affaticato scriverò un altro bel 6 e via dicendo. Quando almeno tre delle quattro voci o lo scostamento della frequenza cardiaca rispetto al valore normale eccede di oltre 5-6 bpm è consigliabile affrontare un allenamento blando, se la situazione persiste per i successivi tre giorni ( in assenza di malattie o altri fattori indipendenti dall’allenamento) allora è il caso di riposare e rivedere il piano di allenamento. E’ da notare che ultimamente sono comparsi una serie di strumenti e di software di elaborazione che permettono di registrare il bilanciamento del sistema nervoso autonomo attraverso la misurazione della Heart Rate Variability (HRV). Tali misurazioni, estremamente precise, fornisco un quadro complessivo dello stato psico-fisico dell’organismo. In ogni caso, a mio modo di vedere, scomporre nelle quattro voci di cui sopra permette un’analisi soggettiva oltre che oggettiva. Un’altra sezione del diario deve contenere il tipo di allenamento (fondo, ripetute,..), l’ora di inizio, la durata, la zona di allenamento (espressa come hr o RPE o EPOC o altro) e dei commenti sullo stato psicofisico a giustificazione soggettiva del risultato dell’allenamento. Con un diario di allenamento così strutturato non si avranno difficoltà a seguire l’evoluzione del piano di allenamento apportando i necessari correttivi.